Maurizio Russo: "L'urbanistica come professione di impegno civile"
Da
molti anni mi occupo attivamente di questioni urbane e territoriali.
L'urbanistica, in particolare, è stata per me una grande scoperta
intellettuale: la prosecuzione della politica e dell'impegno civile con
altri mezzi.
Dapprima, come critico e cronista cinematografico, mi sono interessato al rapporto tra cinema e città, attraverso autori come Eric Rohmer e Martin Scorsese. In seguito è stato Wim Wenders, con il film Lisbon Story, ad attirare la mia attenzione sulle problematiche dell'osservazione artistica delle città e del paesaggio, e più in generale sull'attività del "vedere". Ne è scaturito il volume Wim Wenders, percezione visiva e conoscenza (1997), un viaggio affascinante tra fisiologia della visione e formazione di nuove idee che ha rafforzato il mio interesse per lo studio della forma urbana.
Erano gli anni in cui si discuteva del nuovo piano regolatore di Napoli. Per il neonato Corriere del Mezzogiorno mi sono occupato della trasformazione delle aree siderurgiche di Bagnoli e della salvaguardia di alcuni elementi di archeologia industriale, contro la logica della "tabula rasa". A quest'epoca risale il volume I piani regolatori di Napoli. Verso uno sviluppo urbano sostenibile (2001), in cui tracciavo una storia dell'urbanistica napoletana dal '600 all'ultimo PRG, e proponevo l'obiettivo strategico di "Napoli città della conoscenza e della creatività". In esso mi chiedevo inoltre come introdurre nell'urbanistica tradizionale il tema emergente della sostenibilità.
A questa questione ho dato una risposta compiuta solo 10 anni dopo, con il libro in uscita nelle librerie a settembre 2011, Il progetto urbano nella città contemporanea, frutto di un lungo e sorprendente percorso di ricerca.
Alla fine degli anni '90 intraprendo un diploma di specializzazione in Urbanistica all'Università di Ginevra, seguito da un dottorato presso la stessa Università, concluso nel settembre 2008. E' in questo contesto che entro in contatto con il concetto e il metodo del "progetto urbano", prevalente in Europa, trasposto da Barcellona a Salerno dal grande Oriol Bohigas.
Arrivo ben presto alla conclusione che attraverso il progetto urbano è possibile tentare di rinnovare l'urbanistica italiana, ormai sclerotizzata e languente da molti anni. Non solo il progetto urbano si rileva lo strumento più idoneo ad integrare nell'urbanistica i temi della sostenibilità. Esso consente anche di dare una nuova profondità all'azione di governo delle città, tra visione globale e trasformazione locale, tra grandi politiche di sviluppo e cura per la qualità del dettaglio.
Il libro è diviso in due parti, che tuttavia sono sempre in relazione tra loro: nella prima parte è affrontato il progetto urbano come "piano strategico" o "projet de ville"; nella seconda il progetto urbano è invece considerato come intervento di trasformazione su parti urbane delimitate. L'obiettivo di rendere operativi e interagenti questi due aspetti indissolubili del discorso urbanistico è il compito di una riforma dell'urbanistica in Italia, in gestazione almeno dal 1995. Un grande cambiamento culturale che urge portare a termine, per il bene delle nostre città, dei nostri territori e delle generazioni future. Il volume si conclude con alcuni buoni principi urbanistici per il governo della città contemporanea.
Dapprima, come critico e cronista cinematografico, mi sono interessato al rapporto tra cinema e città, attraverso autori come Eric Rohmer e Martin Scorsese. In seguito è stato Wim Wenders, con il film Lisbon Story, ad attirare la mia attenzione sulle problematiche dell'osservazione artistica delle città e del paesaggio, e più in generale sull'attività del "vedere". Ne è scaturito il volume Wim Wenders, percezione visiva e conoscenza (1997), un viaggio affascinante tra fisiologia della visione e formazione di nuove idee che ha rafforzato il mio interesse per lo studio della forma urbana.
Erano gli anni in cui si discuteva del nuovo piano regolatore di Napoli. Per il neonato Corriere del Mezzogiorno mi sono occupato della trasformazione delle aree siderurgiche di Bagnoli e della salvaguardia di alcuni elementi di archeologia industriale, contro la logica della "tabula rasa". A quest'epoca risale il volume I piani regolatori di Napoli. Verso uno sviluppo urbano sostenibile (2001), in cui tracciavo una storia dell'urbanistica napoletana dal '600 all'ultimo PRG, e proponevo l'obiettivo strategico di "Napoli città della conoscenza e della creatività". In esso mi chiedevo inoltre come introdurre nell'urbanistica tradizionale il tema emergente della sostenibilità.
A questa questione ho dato una risposta compiuta solo 10 anni dopo, con il libro in uscita nelle librerie a settembre 2011, Il progetto urbano nella città contemporanea, frutto di un lungo e sorprendente percorso di ricerca.
Alla fine degli anni '90 intraprendo un diploma di specializzazione in Urbanistica all'Università di Ginevra, seguito da un dottorato presso la stessa Università, concluso nel settembre 2008. E' in questo contesto che entro in contatto con il concetto e il metodo del "progetto urbano", prevalente in Europa, trasposto da Barcellona a Salerno dal grande Oriol Bohigas.
Arrivo ben presto alla conclusione che attraverso il progetto urbano è possibile tentare di rinnovare l'urbanistica italiana, ormai sclerotizzata e languente da molti anni. Non solo il progetto urbano si rileva lo strumento più idoneo ad integrare nell'urbanistica i temi della sostenibilità. Esso consente anche di dare una nuova profondità all'azione di governo delle città, tra visione globale e trasformazione locale, tra grandi politiche di sviluppo e cura per la qualità del dettaglio.
Il libro è diviso in due parti, che tuttavia sono sempre in relazione tra loro: nella prima parte è affrontato il progetto urbano come "piano strategico" o "projet de ville"; nella seconda il progetto urbano è invece considerato come intervento di trasformazione su parti urbane delimitate. L'obiettivo di rendere operativi e interagenti questi due aspetti indissolubili del discorso urbanistico è il compito di una riforma dell'urbanistica in Italia, in gestazione almeno dal 1995. Un grande cambiamento culturale che urge portare a termine, per il bene delle nostre città, dei nostri territori e delle generazioni future. Il volume si conclude con alcuni buoni principi urbanistici per il governo della città contemporanea.
Il progetto urbano nella città contemporanea, CLEAN edizioni, Napoli 2011
"Poche
volte ho letto un testo così efficace sul progetto urbano
nell'espansione e trasformazione delle città come in questo libro di
Maurizio Russo" (Oriol Bohigas)
Quarta di copertina
Il gioco di parole nella lingua francese del termine “disegno” tra “dessin” e “dessein”, il primo inteso nel senso di “rappresentazione”, “figurazione”, il secondo in quello di “proposito” o “programma”, consente di comprendere il doppio significato dell’espressione “progetto urbano”. Esso può infatti designare una visione strategica della città nel suo complesso e, nello stesso tempo, l’azione concreta di trasformazione di parti urbane delimitate. La continua oscillazione del “projet urbain” da un significato all’altro sottolinea la relazione indissolubile tra questi due aspetti del discorso urbanistico.
Lo studio comparato di numerose esperienze urbane, in particolare quelle di Helsinki, Zurigo, Bilbao, Sesto San Giovanni e Reggio Emilia, dimostra che il “progetto urbano” nel suo doppio significato non è solo un’utilissima chiave di lettura ma si profila come modello generale di rappresentazione e costruzione della città contemporanea. In quest’ottica è analizzato il processo di trasformazione della città di Salerno, avviato oltre 15 anni fa dal sindaco Vincenzo De Luca e dall’urbanista catalano Oriol Bohigas sulla base di un programma politico strategico (dessein) attuato attraverso progetti urbani (dessins) precisame nte delimitati, e subito avviati a realizzazione.
Questa concezione del progetto urbano tra visione globale e trasformazione locale è tradotta nei termini giuridici appropriati di un nuovo “piano urbanistico generale”, in stretto rapporto con le proposte attuali di riforma della disciplina in Italia.
Il volume si chiude con l’indicazione di alcuni “doveri”, o buoni principi urbanistici, desunti dall’intero percorso di ricerca, che sembrano i più adatti e condivisi per il governo delle città attuali.
Maurizio Russo è nato a Napoli. È dottore di ricerca in Architettura all’Università di Ginevra (Unige) e dottore in Sociologia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha a pubblicato i volumi “Wim Wenders, percezione visiva e conoscenza” (Le Mani Edizioni, Recco, 1997) e “I piani regolatori di Napoli. Verso uno sviluppo urbano sostenibile” (Tullio Pironti Editore, Napoli, 2001). Ha inoltre curato traduzione e presentazione del volume di François Ascher (Grand Prix de l’Urbanisme 2009), “I nuovi principi dell’urbanistica” (Tullio Pironti Editore, Napoli, 2007). Ha pubblicato recentemente un lungo saggio sulle migliori pratiche urbanistiche europee degli ultimi anni (in francese, inglese e italiano) sulla rivista internazionale di architettura “le carré bleu”, n. 3-4, 2009.
Quarta di copertina
Il gioco di parole nella lingua francese del termine “disegno” tra “dessin” e “dessein”, il primo inteso nel senso di “rappresentazione”, “figurazione”, il secondo in quello di “proposito” o “programma”, consente di comprendere il doppio significato dell’espressione “progetto urbano”. Esso può infatti designare una visione strategica della città nel suo complesso e, nello stesso tempo, l’azione concreta di trasformazione di parti urbane delimitate. La continua oscillazione del “projet urbain” da un significato all’altro sottolinea la relazione indissolubile tra questi due aspetti del discorso urbanistico.
Lo studio comparato di numerose esperienze urbane, in particolare quelle di Helsinki, Zurigo, Bilbao, Sesto San Giovanni e Reggio Emilia, dimostra che il “progetto urbano” nel suo doppio significato non è solo un’utilissima chiave di lettura ma si profila come modello generale di rappresentazione e costruzione della città contemporanea. In quest’ottica è analizzato il processo di trasformazione della città di Salerno, avviato oltre 15 anni fa dal sindaco Vincenzo De Luca e dall’urbanista catalano Oriol Bohigas sulla base di un programma politico strategico (dessein) attuato attraverso progetti urbani (dessins) precisame nte delimitati, e subito avviati a realizzazione.
Questa concezione del progetto urbano tra visione globale e trasformazione locale è tradotta nei termini giuridici appropriati di un nuovo “piano urbanistico generale”, in stretto rapporto con le proposte attuali di riforma della disciplina in Italia.
Il volume si chiude con l’indicazione di alcuni “doveri”, o buoni principi urbanistici, desunti dall’intero percorso di ricerca, che sembrano i più adatti e condivisi per il governo delle città attuali.
Maurizio Russo è nato a Napoli. È dottore di ricerca in Architettura all’Università di Ginevra (Unige) e dottore in Sociologia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha a pubblicato i volumi “Wim Wenders, percezione visiva e conoscenza” (Le Mani Edizioni, Recco, 1997) e “I piani regolatori di Napoli. Verso uno sviluppo urbano sostenibile” (Tullio Pironti Editore, Napoli, 2001). Ha inoltre curato traduzione e presentazione del volume di François Ascher (Grand Prix de l’Urbanisme 2009), “I nuovi principi dell’urbanistica” (Tullio Pironti Editore, Napoli, 2007). Ha pubblicato recentemente un lungo saggio sulle migliori pratiche urbanistiche europee degli ultimi anni (in francese, inglese e italiano) sulla rivista internazionale di architettura “le carré bleu”, n. 3-4, 2009.



